E’ tantissimo che non aggiorno il blog ma superato Adelaide la connessione è stata difficile se non impossibile.
Finalmente dopo Adelaide faccio le mie prime timide pieghe del viaggio tra le Adelaide hills e la Barossa Valley dove, in un tempo da lupi, mi fermo a degustare vino alle 11 di mattina veramente da alcolista. Inizio la mia pellegrinaggio verso Phillip Island sotto un vero diluvio, 300km di acqua ininterrotta, ma fortunatamente riesco a godermi un pochino i 12 Apostoli e la prima parte della Great Ocean Road. Incontro una coppia di australiani e un loro amico in moto, scambio due chiacchere e mi aggrego a loro ad Apollo Bay dove iniziano le mie serate “aussie”, ossia una media di 2 litri di birra a sera. BURP!
La mattina successiva mi sveglio in una palude e sono costretto a smontare il campo sotto una insistente pioggia che ci accompagnerà per tutta la Great Ocean Road in tutti gli 80km di curve. Non ricorderò la Great Ocean Road per le curve e il panorama sull’oceano ma come un’altra di quelle giornate epiche sotto l’acqua, di diritto nella top 5. Fortunamente il tempo migliora e arriviamo a Phillip Island senza più acqua ma con il cielo che minaccia per la notte e accetto volentieri l’invito di dormire insieme agli australiani che hanno una casa in affitto con altra gente. Non faccio in tempo ad entrare e presentarmi a tutti che già mi trovo una Coopers in mano ma in Australia quando sei in mezzo agli australiani non puoi tirarti indietro mai.
Dormo sul divano (in realtà enorme e comodissimo come un letto) ma finalmente sotto un tetto dopo 76 giorni di tenda e la mattina successiva mi sposto al campground sul circuito.
Il campground meriterebbe un libro a parte ma che difficilmente riuscirebbe a spiegare l’atmosfera e quello che può succedere li dentro: fuochi d’artificio, burnout, gente che gira con su un divano montato su un taglierba o in un go-kart fatto in una vasca da bagno e ovviamente tutti ubriachi. Incontro i miei amici neozelandesi e mi godo Phillip Island girandolo per lungo e largo per tutti i 3 giorni della gara, su cui è inutile spendere parole: uno spettacolo.
Lascio Phillip Island insieme ai miei amici australiani, Kevin e Kate, e ci muoviamo verso Sydney attraversando le Snowy Mountain e finalmente mi diverto veramente dopo km e km di dritto maledetto. La settimana precedente ha nevicato tantissimo (e si, in Australia!) e ci fermiamo in un paesaggio che di australiano non ha assolutamente nulla ma sembra più di essere sulle alpi (non esageriamo.. appenini!). La strada e il paesaggio sono bellissimi tra montagne, località sciistiche e tantissimi insetti maledetti che si spiacciano ovunque. Campeggiamo in riva ad un torrente sotto il Mt Kosciuszko la montagna più alta d’Australia, ben 2228 mt, in una nottata veramente indimenticabile litigando con il fuoco che non vuole bruciare perchè la legna è tutta umida. L’ultima sera facciamo tappa da un amico di kevin che ha un pub/hotel in una piccolissima città (130 abitanti) e veniamo sistemati gratuitamente nel cottage e passo una serata veramente aussie al pub: torneo di freccette, biliardo e ovviamente i soliti e immancabili litri di birra.
Il giorno successivo arrivo finalmente a Sydney e vedere i cartelli “Sydney 160 km” mi ha fatto effetto… ce l’ho fatta!!!! Il viaggio si conclude in 82 giorni e 24.243 km. L’Australia è conquistata, via con il prossimo continente!!!!



New Zealand… 
Cape York merita davvero un intervento davvero tutto suo.
Dopo tanti mesi di pianificazione e preparazione, il giorno X è arrivato.